TUTTO INIZIO' QUEL GIORNO

Quando facevo l'Istituto Tecnico Agrario improvvisamente, un giorno iniziai a starnutire a più non posso tutti i giorni. Non si trattava di un raffreddore ovviamente, ma scoprii come d'incanto di essere diventato allergico, sebbene negli anni precedenti mai avevo avuto di questi problemi. Quindi mio padre mi portò a fare gli esami allergometrici presso un Ospedale e mi fu data la cura allopatica che consisteva nel fare dall'autunno alla tarda primavera due vaccini a settimana. 

Nei momenti di crisi più violente prendevo ovviamente degli antistaminici che mi facevano dormire stando in piedi ma gli attacchi allergici erano così forti che in primavera ed autunno io cessavo di vivere. Dopo circa quattro anni di queste terapie, al controllo annuale, mi fu data la grande notizia che ero guarito e voi ovviamente non potete immaginare quale grande gioia io provai.

Quell'anno stavo bene, non avevo alcun attacco e neanche dovevo far ricorso agli antistaminici. Avevo già iniziato il Corso di Laurea in Scienze Forestali presso l'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. Ero molto soddisfatto finalmente di poter andare nei prati e nei boschi in primavera ed in autunno senza dover star male, del resto sono un appassionato di trekking. Ma questo idillio finì ben presto, infatti l'anno successivo, siamo negli anni '90, mi ritornò di nuovo l'allergia in tutte le sue forme anche peggiori. A quel punto preso dalla disperazione decisi di provare questa "omeopatia" di cui di fatto non sapevo nulla se non che avesse a che fare con le erbe e con il "naturale". Bisogna tenere anche presente che in quegli anni trovare delle farmacie omeopatiche era una rarità, non è come oggi dove si parla sempre più spesso di questo tipo di medicina.



Marcello con Smith ricercatore biodinamico che lavora sulla rigenerazioni sulle sementi biodinamiche
Consultai diversi amici che si curavano omeopaticamente e parlando con loro scoprii che erano molto soddisfatti delle esperienze avute. Quindi mi feci coraggio e andai in visita da un medico omeopata il quale, ero nel pieno dell'attacco allergico, mi diede un farmaco omeopatico da prendere. Dopo qualche giorno con mia grande sorpresa mi sveglio, e come d'incanto tutto sembra essere svanito.

Stavo benissimo e non avevo la sonnolenza che provocavano gli antistamici e gli starnuti erano spariti. 

Proseguendo in questa avventura ogni volta che avevo un problema mi rivolgevo al mio medico omeopata che mi dava ovviamente il farmaco omeopatico mentre mio padre correva dal medico di famiglia a farsi prescrivere un rimedio allopatico.

Io però, vedendo sulla mia pelle i risultati positivi dell'omeopatia prosegui a curarmi con questo tipo di medicina e inutile nascondere che diversi anni dopo sono totalmente guarito dal problema allergico. Il mio medico omeopata in realtà non era un medico qualsiasi ma ciò lo scoprii molto tempo dopo. 

Solo quando si rese conto che io ormai avevo fiducia nell'omeopatia un bel giorno mi disse "ma sai che esiste l'agricoltura biodinamica?". Inutile dire che non sapevo nulla e quel termine per me era tutto nuovo e mi consigliò di leggere "Impulsi Scientifico Spirituali per il Progresso dell'Agricoltura" di Rudolf Steiner. 

Lì per lì, dato che con l'inglese vengono coniati sempre nuovi termini anziché di usare l'italiano, pensai a un qualcosa di fantascientifico dato che alla televisone, in quel periodo, c'era una serie di telefilm di fantascienza sulla donna bionica. Comunque comprai il libro e iniziai a leggerlo ma arrivato alla terza conferenza, mi risultava incomprensibile e lo misi da parte.

Tuttavia però la curiosità era rimasta, e l'esperienza positiva che avevo e continuo ad avere con l'omeopatia, mi spinse ad approfondire la questione considerando anche che io sono il tipo che prima di giudicare qualcosa la devo conoscere. Poiché sul testo si parlava di leggere prima alcuni testi di Antroposofia, me li procurai e iniziai a leggerli.

La loro lettura mi assorbì enormemente e allo stesso tempo mi affascinava e ciò che più mi colpì era la profonda Moralità che emergeva da quegli scritti e la Visione Globale di tutte le cose a differenza invece dell'Università che frequentavo dove dallo studio di una foglia si pretendeva di emettere delle leggi che valessero per tutto l'ecosistema foresta ( e i daini, i caprioli, l'orso, le piante aromatiche, la flora spontanea, il suolo ecc. ecc. dove erano?), una visione totalmente materialistica da cui io rifiutavo. 

Tra le altre cose iniziai a frequentare la locale sezione dell'Associazione Biodinamica, ad andare in giro per le aziende agricole biodinamiche, a partecipare ai convegni di biodinamica. Ero profondamente attratto da tutto ciò, poiché vedevo agricoltori che applicavano il metodo biodinamico, tale metodo aveva una visone globale dell'uomo, della natura e di tutte le cose, l'esatto opposto di quello che mi insegnavano all'Università. Nonostante tutto ciò, c'era qualcosa che mi sfuggiva, che non riuscivo a cogliere, a non comprendere, ma la risposta arrivò ben presto, poiché il destino decise di farmi incontrare l'uomo, che con la sua profonda esperienza e generosità, mi aprì gli occhi e non solo. 

Era la primavera del 1993 e un giorno Camilla Conforti, Allora Segretario Generale della Demeter Italia, mi chiamò e mi disse " a giugno, dietro mio invito, arriverà Alex Podolinsky, responsabile dell'Agricoltura Biodinamica in Australia, e terrà un incontro con gli agricoltori biodinamici italiani". Mi chiese di accompagnarla all'aereoporto di Roma dove sarebbe arrivato e di fargli da cicerone. 

Accettai molto volentieri e a giugno andammo insieme a prendere Alex all'aereoporto. L'incontro con gli agricoltori si doveva svolgere in toscana, presso l'azienda agricola biodinamica Nuova Casenovole, ma ovviamente essendo il viaggio dall'Australia molto lungo e con tutti i cambiamenti di fuso orario, decidemmo di andare al Circeo per qualche giorno di riposo prima dell'incontro.



ALEX (AL CENTRO) CAMILLA E PASQUALE DELLA COOP. AGRILATINA
Mentre guidavo la macchina e attraversavamo la pianura Pontina, Alex iniziò a dirci "guardate tutti i terreni sono morti" e nel dire ciò notai la sua sincerità e il suo dolore. Però mentre ci faceva osservare queste cose io non riuscivo sinceramente a capire cosa stava dicendo e chiesi a Camilla, che ha anche una azienda agro-zootecnica, se Lei aveva capito ciò che diceva Alex.

Ma anche Lei non riusciva a capire cosa voleva dire. Avevamo solo capito che c'era qualcosa che non andava nei terreni ma COSA???. I nostri "occhi" erano chiusi. Durante il soggiorno al Circeo chiesi anche ad Alex una "consulenza" poiché c'era una grande azienda che era interessata a fare biodinamica ed era la Coop. Agrilatina.

Alex disse ok tranquillo andiamo a visitarla. 

Durante la visita notai che tra Alex e i responsabili dell'azienda si era instaurato un filing molto positivo e al termine mi disse che facevano un ottimo biologico e che erano dei bravi ragazzi. Nell'autunno successivo la Coop. Agrilatina inziò ad applicare il metodo biodinamico. Nel frattempo io, facendo tesoro di tutto quello che Alex mi aveva detto durante il soggiorno in Italia, cercavo di capire cosa c'era che non andava nei terreni agricoli. 

Quindi dovunque andavo sembravo una talpa, armato di forca da terra sondavo i terreni e li confrontavo tra di loro. Dopo un po' di esercizio i miei "occhi" si aprirono e iniziai a capire, rimanendo esterrefatto, che ciò che diceva Alex era perfettamente vero, la soluzione di tutti i problemi sta sotto i nostri piedi, il suolo, ma di cui nessuno ne parla più.

L'altra cosa che mi colpì di Alex era il fatto che ogni cosa che diceva me la faceva vedere e fino ad allora, e di stage, seminari, convegni, ne avevo fatti, nessuno mai mi aveva fatto vedere ciò che affermava. Capii anche che nel fare biodinamica, questa funziona al massimo solo se si mettono in atto tutto un insieme di azioni e se si usano preparati biodinamici di qualità e si dinamizza correttamente. Ma a quel momento quale era la situazione della Biodinamica in Italia? Alla luce degli insegnamenti di Alex la situazione non era delle migliori. 

I preparati biodinamici erano di scarsa qualità, si dinamizzava in enormi tini di plastica, ecc. ecc. A quel punto però mi resi conto che non poteva esserci uno sviluppo incisivo se in Italia non ci fosse qualcuno che facesse i preparati biodinamici di qualità e costruisse le macchine per dinamizzare. Infatti all'inizio l'Agrilatina importò le macchine per dinamizzare e i preparati biodinamici dall'Australia, ma ovviamente questa non poteva essere la soluzione. 

All'epoca, tra i soci attivi della Sezione Lazio dell'Associazione Biodinamica, c'era Carlo Noro, che lavorava presso una banca e che nel tempo libero, nella sua piccola azienda faceva i preparati biodinamici. Un giorno gli parlai di Alex e lo convinsi a venire all'incontro che nel 1994 fu organizzato da Camilla Conforti a Latina. Anche Carlo rimase molto colpito dall'esperienza di Alex e iniziò silenziosamente a fare i preparati biodinamici.

L'anno successivo venne all'incontro che si svolse presso l'azienda di Gemna e Tonino della Pietra in Toscana e fece vedere ad Alex i risultati del suo lavoro. I preparati biodinamici da Lui allestiti erano eccezionali e da quel momento Carlo si iniziò a dedicare con grande impegno all'allestimento dei preparati biodinamici, lasciando il suo lavoro in banca, ed oggi ha un'azienda dedicata a ciò a Labico (Roma).

Ora c'era da risolvere l'ultimo problema ed era trovare qualcuno che costruisse le macchine per dinamizzare e i relativi atomizzatori. Infatti fino all'arrivo di Alex, in Italia si dinamizzava in catini di legno ma più frequentemente di plastica e al di là delle motivazioni tecniche, quando si andava a proporre il metodo biodinamico, gli agricoltori vedendo il grosso lavoro manuale da fare per dinamizzare e distribuire i preparati biodinamici, scappavano.
Questo è stato uno dei grossi ostacoli alla diffusione della Biodinamica ed è stato egregiamente risolto da Alex. Infatti grazie alla sua grande esperienza in biodinamica, in Australia, dove le aziende agricole sono di grandi estensioni, ha messo a punto sia le macchine per dinamizzare che per distribuire i preparati biodinamici.


CARLO NORO MENTRE SPIEGA I PREPARATI BIODINAMICI AGLI STUDENTI DELL'IPSA DI LT

Se in Australia gli agricoltori sono dei piccoli archimedi, in Italia il contesto è diverso e sebbene come si possono costruire queste attrezzature specifiche per la biodinamica non sono un segreto di stato, rimane il fatto che la maggior parte degli agricoltori non ha ne il tempo ne i mezzi per farsele da soli. 

Alcuni agricoltori hanno iniziato a realizzarle ma di fronte alla grande richiesta e considerando che hanno anche un'azienda agricola da mandare avanti, i tempi di attesa erano diventati enormi. Un giorno, una delle aziende che seguo la Coop. La Collina, mi parlò di un loro amico che era bravo in campo meccanico e mi chiesero se ero disposto a parlare con lui e vedere se poteva realizzare queste attrezzature specifiche.



GIANNI MONTANARI MENTRE SPIEGA IL PROCESSO DI DINAMIZZAZIONE
Così conobbi il Gian, Gianni Montanari, che si appassionò a tal punto, che prese a cuore il problema, ed oggi realizza sia le macchine per dinamizzare che gli atomizzatori. Posso testimoniare che sono realizzate alla perfezione e che in tanti anni non cè stata un'azienda che si sia lamentata del suo lavoro. Finalmente ora non c'erano più ostacoli, almeno sul piano tecnico, per la diffusione del metodo biodinamico di agricoltura.

Qui desidero pertanto ringraziare tutti gli agricoltori e le aziende citate che mi hanno sempre sostenuto ed aiutato. Ad Alex Podolinsky va il ringraziamento più grande, perché senza il Suo sostegno ed esperienza oggi forse non sarei qui a parlare di biodinamica.

Ma un particolare ringraziamento lo devo a Camilla Conforti che in tutti questi anni mi ha sempre sostenuto e protetto nel mio difficile cammino, dato che quando si diffondono delle nuove idee non sempre queste vengono accolte con entusiasmo anche all'interno della stessa Associazione Biodinamica, specie da chi faceva biodinamica da tanti anni in un certo modo.

Di fatto mi sono reso conto che dell'HUMUS, che è la vera fertilità del terreno, nessuno ne parlava e ne parla a tutt'oggi, totalmente sconosciuto al mondo accademico e scientifico. Questo essere vivente è stato dimenticato da tutti, nelle Facoltà di Agraria e negli Istituti Tecnici e Profesionali Agrari, non si parla nè si insegna cosè l'Humus.

Proprio recentemente mi sono ritrovato con alcuni compagni di università che all'epoca sorridevano a ciò in cui credevo, e a distanza di anni oltre a farmi i complimenti per il lavoro che svolgo, si sono resi conto che nel corso di Laurea di Scienze Forestali, è l'unico dove si studia l'HUMUS, ma dal punto di vista forestale e non agronomico.

I biodinamici, dopo la scomparsa dei grandi collaboratori di Rudolf Steiner, negli anni hanno sbagliato il modo di presentare la biodinamica al mondo esterno esaltando l'aspetto "filosofico" e scordandosi l'aspetto pratico. 

E' veramente fantastico a quali sorprendenti risultati si può arrivare applicando correttamente il metodo di agricoltura biodinamica. Infine permettetemi di ringraziare il mio papà Nicola e la mia mamma Elisabetta, che in tutti questi anni mi hanno sempre amorevolmente sostenuto in ciò che credevo, e senza il loro aiuto non sarei arrivato dove oggi sono arrivato.


Infine desidero raccontarvi la storia di un uomo poco famoso ma molto importante.


Per migliaia di anni gli uomini hanno portato con sé nelle loro migrazioni i semi delle piante usate per l'alimentazione, diffondendone la coltivazione in tutti i continenti. Perciò i luoghi di origine del grano, della mela, della lattuga e di tutte le altre piante più importanti per la vita umana erano, fino all'inizio di questo secolo, un mistero per la notte dei tempi. 

L'uomo che per primo ha cercato di rispondere a questi interrogativi è stato il grande botanico Nikolai Vavilov. Nato verso la fine dell'Ottocento da una famiglia di mercanti russi, dotato di una memoria leggendaria (conosceva ben sette lingue oltre il russo), nel 1916 Vavilov partì per la prima spedizione di raccolta di painte in Iran. Durante il viaggio fu derubato dai predoni e abbandonato dalle guide, tuttavia non desistette e per tutta la vita non fece che viaggiare in giro per il mondo. Esplorò la Siria, l'Etiopia, il Caucaso, il deserto del Sahara, il Giappone e l'America del Sud, setacciando i campi e i boschi, alla ricerca di piante selvatiche. Purtroppo, Vavilov era destinato a fare una brutta fine.

Accusato di essere un cospiratore antirivoluzionario ed una spia, fu arrestato dalla polizia sovietica e dopo anni di prigionia in un campo di concentramento vicino a Saratov morì di stenti nel 1943, durante la guerra. Come fece Vavilov a individuare i luoghi di origine? Tutte le piante coltivate hanno un antenato selvatico (o più di uno), ed è quello che l'uomo ha iniziato a coltivare migliaia di anni fa modificandolo per ottenere le caratteristiche pi utili, attraverso un processo di selezione. 

Selezione, infatti, significa "scelta": gli antichi contadini capirono che le caratteristiche si trasmettono di generazione in generazione e quindi cominciarono a piantare i semi tolti dalle spighe più grosse, dagli alberi che davano i frutti più ricchi di polpa e più dolci ecc. Dopo migliaia di anni, solo un botanico riuscirebbe a riconoscere in una erbaccia di campo dalle spighe striminzite, il bis-bisnonno del nostro frumento dai chicchi grossi e nutrienti. Tuttavia il luogo dove si ritrova il maggior numero di varietà selvatiche di frumento (cioè l'Etiopia) è proprio il centro di origine. 

Per questo Vavilov passò la vita cercando erbacce nei prati di tutto il mondo, per incrociarle con le piante coltivate e ottenere varietà robuste e resistenti. Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi assediarono a lungo la città di Leningrado, dove esiste una importantissima "banca dei semi", cioè un istituto di ricerca in cui sono raccolti semi e tuberi di tutto il mondo. Durante l'assedio gli abitanti della città erano rimasti senza niente da mangiare, al punto che dopo aver mangiato i cani e i gatti passarono ai topi e all'erba dei prati. 

Ben quattordici scienziati dell'Istituto (che ora si chiama Istituto Vavilov) morirono di fame nel dicembre del 1942, ma nessuno di loro pensò di mangiare il grano e le patate che erano affidati alla loro custodia. Erano tutti allievi di Vavilov, e avevano imparato che la diversità genetica è un'eredità comune di tutta l'umanità e quindi essere rispettata. Perché è così importante sapere dove si possono trovare i parenti selvatici delle nostre culture? Perché il nostro granoturco, il nostro riso, i nostri pomodori, è vero sono molto belli e nutrienti, ma sono anche in un certo senso viziati da tutte le cure e le attenzioni che hanno ricevuto e, a poco a poco, sono diventati sempre più deboli e fanno sempre più fatica a sopravvivere. 

Per rafforzarli e impedire che si indeboliscano fino all'estinzione è necessario incrociarli o con i loro "parenti selvatici" o con le loro "varietà rustiche" oltre che a coltivarli su un suolo ricco di vita. I parenti selvatici sono reperibili nei centri originari (Vavilov) e le varietà rustiche invece sono reperibili presso i contadini che usano ancora metodi tradizionali (agricoltura biologica e/o biodinamica), soprattutto nel terzo mondo. 

Ad esempio dopo la carestia in Irlanda, si fece ricorso ad una nuova varietà di patata, recuperata presso agricoltori andini. Vengono quindi controllati i campi dell'Africa, dell'Asia, e dell'America Latina, dove sono usati metodi agricoli meno sofisticati e si hanno ancora a disposizione, molte varietà o i centri Vavilov.

Purtroppo a seguito dell'avvento degli OGM, si è scatenata una caccia da parte di diverse multinazionali e studiosi per scoprire e accaparrarsi specie esistenti in natura e registrale per poi venderle attraverso il diritto di brevetto per il puro fine del LUCRO. 

E' una pagina vergognosa del nostro tempo a cui si oppongono molte associazioni in tutto il mondo e banche semi organizzate dai Seed Saver.

In Italia si deve all'iniziativa di Alberto Olivucci, fondatore dei Seed Saver Italia, l'opera di recupero e tutela delle antiche varietà che rischiano di andare perdute.

Per chi volesse saperne di più potete collegarvi al sito